Il percorso europeo, oggi, nel migliore dei casi, si ferma ad una visione che non va oltre l’obiettivo del coordinamento della politica dei vari stati nazionali.Non è presente ancora una visione capace di portare alla formazione di una nazione europea che si ponga in maniera unitaria nei confronti del mondo che la circonda e capace, al suo interno, di avere degli obiettivi di maggiore integrazione e solidarietà.Da molti viene sottolineata la presenza sempre più diffusa nei diversi Stati di atteggiamenti di perplessità se non addirittura di sfiducia o avversione verso una maggiore integrazione europea e risorgono dappertutto spinte nazionalistiche.La preoccupazione sulla possibilità dell’inasprirsi dei conflitti è giusta e seria. Lo vediamo anche all’interno degli stessi stati nazionali fra diverse aree dello stesso Paese D’altra parte, la storia c’insegna che spesso le forme unitarie fra nazioni sono nate in seguito ad occupazioni militari e conflitti. Lo stesso percorso degli Stati Uniti d’America è passato attraverso una dolorosa guerra fra gli Stati del Nord e del Sud.E’ necessario pertanto procedere con prudenza e gradualità.
Il primo passo è certamente quello di realizzare l’unione bancaria; ma, bisogna cominciare a ragionare in modo diverso anche sulla gestione del debito pubblico degli Stati che aderiscono all’area Euro, per porre le premesse per una collaborazione e una pace duratura.Una volta create delle regole chiare ed utili per tutti, si saranno poste le condizioni per procedere successivamente verso un’unione politica, che preservi le diverse nazionalità superandole, tuttavia, in un progetto comune. Il ruolo principale, per la realizzazione di un progetto politico così ambizioso, spetterà ai partiti ed ai sindacati che dovranno svilupparsi verso forme organizzative sopranazionali, con un’unica classe dirigente che operi a quel livello.Un’organizzazione federale degli stessi consentirà inoltre di rimanere legati alle diverse esigenze nazionali.Se questa è una possibile idea per il futuro, veniamo ad affrontare quello che ci preoccupa oggi: la gestione del debito dei vari paesi membri. Per il momento, l’unica forma di stabilizzazione dei tassi è affidata all’ESM, che ha anche il compito di procedere all’aiuto ed al salvataggio di quei paesi che lo richiedono. Una delle importanti prerogative dello stesso è il principio che possa procedere all’emissione di obbligazioni nei confronti del mercato.La BCE invece, oltre ad avere il compito del controllo sull’intero sistema bancario europeo, dovrà mantenere l’attenzione sulla difesa della moneta e sul contenimento dei fenomeni inflativi dell’area.E’ certo che queste misure costituiscono già un passo avanti rispetto alla situazione precedente, ma non sono ancora sufficienti. La vera riforma potrebbe esser costituita dalla presentazione di un soggetto unico, di fronte ai mercati (ad esempio l’ESM), per il soddisfacimento dell’intero fabbisogno del debito pubblico dell’area Euro, determinato in ossequio a regole comunemente condivise di vincolo di bilancio. Successivamente, lo stesso organismo potrebbe, a sua volta, finanziare internamente il debito pubblico dei paesi membri ad un tasso differenziato in base all’applicazione di un rating.Il rating potrebbe essere costruito in base a quattro criteri patrimoniali:

a) Rapporto debito /PIL:

b) Rapporto fra debito / patrimonio pubblico;

c) Rispetto del pareggio di bilancio;


d) Andamento del PIL,al netto dell’inflazione.

 

Una costruzione attenta ed adeguata di questo rating dovrebbe prevedere dei valori positivi e dei valori negativi tali da costituire un ventaglio di spreads positivi e negativi (a somma zero) rispetto ai tassi di collocamento del debito complessivo sul mercato dei capitali a cura dell’ESM. Il ventaglio di variazione dello spread non dovrebbe comunque superare l’attuale fotografia della variabilità presente nell’area euro fra i diversi paesi.Accanto a questa misura, dovrebbe essere prevista la possibilità di poter accogliere una richiesta di finanziamento ad hoc (in deroga al fiscal compact) su determinati progetti motivati ed approvati dai parlamenti nazionali e ratificati dalle istituzioni europee (con gli organismi designati all’uopo).Allo stesso modo,dovrebbe essere possibile al governo europeo, (previa ratifica del parlamento europeo) chiedere, oltre che agli stati membri, direttamente ai mercati mezzi per il finanziamento di progetti gestiti centralmente e direttamente. Ad esempio, progetti, come la TAV, potrebbero essere gestiti, finanziati e realizzati, in un futuro, direttamente dalla struttura centrale, sotto la cui direzione dovrebbero operare i diversi settori nazionali.La stessa BCE dovrebbe essere autorizzata, dietro espressa volontà della maggioranza dei due terzi dei paesi membri, a poter procedere eccezionalmente all’acquisto diretto delle obbligazioni dell’ESM, in una politica di quantitative easing.Una riforma così profonda della finanza europea permetterebbe il pieno controllo e la sicurezza della moneta, oltre che la riduzione di un’eccessiva dipendenza dai movimenti speculativi, mantenendo tuttavia l’indipendenza operativa dei singoli stati membri, all’interno di precise regole di comportamento unitario.Sulla base di questa ritrovata sicurezza della gestione del mercato comune e del debito vi sarebbero tutte le precondizioni necessarie per sviluppare un percorso politico più ambizioso.La formazione di uno Stato europeo federale , dotato di una propria costituzione un presidente eletto a suffragio universale e capo del governo,una forza armata europea e la creazione di un a struttura amministrativa federale con un corpo centrale e dei decentramenti nazionali. Queste non sono cose realizzabili in pochi anni ; ma, costituirebbero la continuazione e realizzazione di quel grande sogno di pace e collaborazione fra i popoli europei che spinse statisti del calibro di De Gasperi , Adenauer ed altri a sognare l’Europa mentre era ancora presente nella mente il ricordo di tutta l’atrocità del secondo conflitto mondiale. Questo progetto ha appena ricevuto la consacrazione del premio Nobel per la pace e su di noi tutti pesa la responsabilità di non lasciarlo cadere.All’interno di questo percorso il nostro Paese dovrà affrontare le scelte virtuose del risanamento, delle riforme strutturali e della crescita come premessa per un superamento della crisi occupazionale.

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