Cari amici e compagni, mi piacerebbe avviare una discussione sul tema "un nuovo modello di sviluppo" sul quale credo che un partito che, come il PD, vuole porsi in un'ottica di lungo periodo, non possa essere assente. Allego quindi una nota di considerazioni e aspetto le vostre reazioni.


Ripensare lo sviluppo


• La crisi di crescente intensità che affligge il mondo capitalista dal 2007 e di cui non sembra vedersi la fine, è una crisi congiunturale o non è piuttosto una crisi di sistema?
• In molti la paragonano alla Grande Depressione del 1929, ma è assai diversa da quella soprattutto perché è globale: è la crisi della finanza integrata a livello mondiale, che porta con sé il collasso delle monete, in primo luogo del dollaro. Diversamente dal ’29, oggi interi paesi, come l’Islanda, l’Ungheria, l’Ucraina ed altri paesi ex comunisti solo recentemente approdati all’economia di mercato, possono fare bancarotta, ma anche paesi di maggiore forza economica come la Cina ne sono pesantemente investiti.
• Di fronte alla inutilizzabilità della leva fiscale (per il rischio di congelare i mercati interni accelerando così la crisi reale) i governi e le autorità internazionali, vincendo (solo apparentemente o parzialmente) le tentazioni protezionistiche, procedono a massicce immissioni di capitali pubblici nel sistema (sostegno al circuito del credito ed ai settori maggiormente in crisi, incremento della spesa, predisposizione di ammortizzatori sociali) e si accordano per nuove regole finanziarie e monetarie. Sono risposte sufficienti? Ma soprattutto: una volta rilanciata l’economia, sarà quello sviluppo sostenibile?
• La concomitanza della crisi economica e finanziaria con una emergenza ecologica e climatica su scala mondiale, in presenza di un problema globale di accesso all’acqua in progressivo aggravamento e di nuove dispute per la terra, conferiscono alla crisi attuale caratteristiche del tutto inedite. Durante la crisi del ’29 (dalla quale, peraltro, si uscì davvero solo col riarmo in vista della 2° Guerra Mondiale) la relativa scarsità di risorse naturali non fu un fattore rilevante; oggi, l’attuale sistema di consumi e di produzione priva la maggior parte degli abitanti del pianeta dell’accesso alle sue risorse, mentre un 15% della popolazione mondiale per soddisfare il proprio stile di vita e di consumi utilizza annualmente l’85% delle risorse disponibili. Il conflitto per l’accesso e l’uso delle risorse naturali tra Nord e Sud del pianeta è un fattore inedito e costituisce un nodo cruciale non della crisi attuale, ma del come se ne uscirà. D’altra parte, se un minor uso di risorse naturali da parte dei paesi del Nord del mondo non consentirebbe loro di sostenere l’attuale stile di vita basato sul consumo, il ricorso ad un allungamento della vita media dei prodotti, con la conseguente diminuzione della circolazione di capitale, investirebbe un cardine fondamentale dell’accumulazione capitalistica.
• Mentre già oggi non ci sono risorse naturali sufficienti a garantire per il futuro lo stile di vita occidentale per il 15% della popolazione mondiale, paesi emergenti come Brasile, Russia, India e Cina ed altri aspirano ad un crescente accesso ad esse. In un futuro assai prossimo non ci potrà essere accesso sicuro (cioè esclusivo) a tali risorse senza un controllo militare del pianeta: quando la capacità economica non basta, la minaccia di guerra tende a diventare strumento politico.
• La domanda di petrolio supera già oggi la capacità di estrazione, cioè di offerta. La sostituzione su larga scala di energia fossile con altre fonti energetiche (petrolio con idrocarburi) ha già innescato un aumento dei prezzi di prodotti alimentari di base. Quella che sembra essere una crisi economico-finanziaria, appare allora in tutte le sue implicazioni energetiche ed alimentari, capaci di investire miliardi di persone: diventa crisi morale.
• Non ci troviamo allora di fronte al limite storico del sistema capitalistico così come si è andato configurando dalla rivoluzione industriale ad oggi, ad una crisi della civiltà occidentale, della cosiddetta "modernità"? Non è forse giunto il momento di far prevalere la Qualità della Vita sul Prodotto Interno Lordo?

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