“ Per diventare un terribile pirata bisogna avere una buona conoscenza dell’arte della guerra...Se l’ordinamento istituzionale di base fa sì che l’attività di redistribuzione del reddito(la pirateria) diventi l’opportunità economica preferita (più vantaggiosa) è probabile che si affermi uno sviluppo di conoscenze e capacità molto diverso dal quello implicito in un sistema di opportunità economiche orientato all’aumento della produttività”. Così scrive Douglas C. North nel suo classico “Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia” e citato da Alberto Tulumello in “I tempi e luoghi del cambiamento.Lo sviluppo locale nel Mezzogiorno d’Italia” (B. Mondadori. 2008).
Spiega Tulumello : “E se l’attività di redistribuzione del reddito si esercita tramite un sistema politico diffuso basato su clientelismo e che utilizza risorse esterne destibnate allo sviluppo ( i fondi strutturali europei, N.d.R.) a fini di distribuzione del reddito al sistema dei clienti, certamente si svilupperanno conoscenze e competenze nel merito dell’organizzazione delle clientele e nel merito dei sistemi di redistribuzione parassitari, e deperiranno le competenze e conoscenze che permettono di utilizzare risorse esterne al fine dello sviluppo”:
E’ esattamente quello che è accaduto in Sicilia. Ed è forse qui il cuore del “problema Sud”: la necessità di spazzare via una classe dirigente che ha depredato l’Isola e i siciliani con una ferocia senza pari, con l’accanimento e la protervia di chi sa di essere impunito. E che ha devastato l’anima stessa degli isolani, rendendoli assuefatti a cercare solo il “favore” del potente di turno e ad alzare le spalle di fronte alla ruberie e alle prepotenze del potere; incapaci di rivendicare trasparenza nelle gestione del denaro pubblico e pretendere servizi sociali e civili degni di un Paese civile. Una “Questione meridionale” che si riassume nel malinconico intercalare di troppi siciliani, nella società, nell’impresa, nel mondo delle professioni, nella ricerca: “Che ci vuoi fare, siamo in Sicilia!”
Ed è qui, ancora, il cuore di una battaglia democratica che vada nel profondo dei tessuti vitali siciliani. Che sia in grado di offrire all’Isola un progetto di sviluppo economico, sociale e civile che mobiliti la società produttiva e operosa, i migliori talenti, creatività e competenze. Attorno a cui si costruisca una nuova classe dirigente capace di dimostrare, anche con l’esempio, che è più efficace e più conveniente per le sorti dei siciliani una gestione democratica, condivisa e trasparente delle scelte politiche. E che porti la Sicilia in Europa.

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Commento da roberto p. su 29 Marzo 2009 a 16:00
Interessante post sul quale potremmo disquisire all'infinito e sul quale sono stati, da tempo, scritti fiume di parole. Non c'è dubbio che la "colpa" di questa situazione , non limitatata badate bene solo alla Sicilia, sia dei siciliani!! Di tutti quei siciliani che purtropp da troppo tempo sono la maggioranza e che mi sembra siano felici di sguazzare in questa mancanza di
legalità. Se avessero voluto cambiare questa situazione l'avrebbero già fatto con i loro voti!!!
Vige da sempre la sudditanza verso i poteri forti verso i quali si spogliano di ogni qualsiasi loro dignità.
Quello che invece mi dispiace e mi deprime e pensare a tutti quei siciliani onesti e rispettosi della legge, e sono tanti, che in minoranza loro malgrado sono costretti a subire questa vergognosa situazione. Verso questa gente umiliata e derisa dal POTERE senza nessuna difesa se non il loro voto! L'unica speranza che rimane sono i giovani: è su di loro che dobbiamo riporre le nostre speranze affinchè facciano emergere il buono che è in loro in modo che in un domani non troppo lontano siano la nuova classe dirigente permeata di nuovi e sani principi.
Per liberare la Sicilia, come dice Giuseppe, occorrerà purtropp ancora molto tempo!!
Commento da Giuseppe su 28 Marzo 2009 a 21:58
Caro Diego sono con te nella battaglia per una Sicilia fiera, libera e liberata !

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