Un chilometro, è questa all'incirca la misura dei provvedimenti giudiziari pendenti a carico della classe politica calabrese: un lungo collare che ogni giorno si arricchisce di nuove "perle", per dirla con Dalla, "sempre uguali, sempre quelle..." dal Pollino allo stretto.

Si parte dal Governatore Scopelliti: plebiscitariamente eletto nella scorsa tornata e indagato (assieme al D.G. della regione Franco Zoccali ed al D.G. della sanità Orlando) dalla procura di Catanzaro per reati vari connessi all'attività amministrativa della Regione e recentemente rinviato a giudizio a Reggio per presunte gravi responsabilità nel "caso Fallara" relativo all'epoca in cui lo stesso Scopelliti era sindaco di Reggio Calabria.

Politicamente vicino al Governatore, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale del Pdl, Santi Zappalà, arrestato per collusione mafiosa e da tempo in carcere: allo stesso sono stati sequestrati beni per qualche decina di milioni.

Sempre nell'area Pdl, l'inchiesta della DDA di Milano che ha portato, tra gli altri, in carcere il giudice Giglio, ha visto coinvolto il consigliere Franco Morelli, arrestato il 30 novembre scorso, tra l'altro per aver presumibilmente "aiutato" la nomina della moglie del giudice Giglio a Direttore Generale dell'ASP di Vibo Valentia (poi sciolta per collusione mafiosa).

Ancora in area "Scopelliti", il Consigliere Comunale di Reggio Calabria e già assessore della giunta Scopelliti, Pino Plutino è in carcere per presunti non chiari rapporti con una cosca mafiosa della zona sud della città.

Il Presidente del Consiglio Regionale, Talarico è indagato per l'assunzione, ritenuta illegittima, del suo vice-capo gabinetto.

Il sottosegretario alla presidenza Alberto Sarra è indagato per minacce ed abuso di ufficio per aver usato toni intimidatori nei confronti del D.G. dell'A.O. di Reggio Calabria, in occasione della nomina del primario della divisione di nerurochirurgia del nosocomio della città dello stretto.

Il consigliere regionale Rappoccio (insieme per la Calabria - Scopelliti Presidente) è indagato nell'ambito di un inchiesta che lo vede coinvolto, assieme ad altre 17 persone, per corruzione elettorale aggravata e continuata.

Anche l'area della sinistra, per la verità, non fa mancare il suo "contributo", a questa non invidiabile collana di nefandezze.

L'ex-Governatore Loiero è stato rinviato a giudizio, assieme alla sua giunta, per l'utilizzo di fondi pubblici in progetti mai realizzati.

Nicola Adamo, ex-vicepresidente della Giunta Regionale, è stato rinviato a giudizio per associazione per delinquere, falso ed abuso d'ufficio.

Si potrebbe continuare ancora, ma credo che il "quadro" (indipendentemente dall'esito dei provvedimenti giudiziari) sia abbastanza chiaro: la politica, in Calabria, (ma non solo, a quanto emerge dai recenti fatti di cronaca giudiziaria) ha atto scempio di danaro pubblico mantenendo rapporti con la criminalità organizzata, soprattutto per ottenere consensi elettorali in cambio dei quali, verosimilmente, si è resa ricattabile e succube in tema di appalti, nomine e incarichi vari.

Il ricambio generazionale (che c'è stato) e la disaffezione alla pratica politica da parte dell'élite culturale e imprenditoriale della regione, hanno però determinato l'ascesa al potere di giovani rampolli arrampicatori di potere senza scrupoli, che, a suon di collusioni ed elargizioni di favori e nomine, hanno assemblato una classe dirigente ricattabile e corruttibile, che, al di là delle responsabilità penali al vaglio della magistratura, si è dimostrata povera di idee e di iniziative e predisposta soltanto a dare "risposte" concrete a chi (non sempre legittimamente) ne aveva sostenuto l'elezione.

La logica vorrebbe che, in uno stato di diritto, il massimo organismo regionale che ha tra i suoi esponenti di spicco due arrestati ed il proprio Governatore rinviato a giudizio, venisse sciolto, tenuto conto che niente e nessuno potrebbe convincere i rappresentanti istituzionali a rassegnare le dimissioni (come, per molto meno, è successo in altre regioni italiane).

Ma questo è tutto un altro discorso: restare al potere fino a quando l'ultima goccia da spillare fuoriesce dal barile è assolutamente indispensabile, anche perchè per "accontentare tutti" c'è bisogno di tempo, occorre comunque far fronte a quelle "scocciature" giudiziarie che giudici "politizzati" mettono in campo con provvedimenti "mirati", far cadere nel dimenticatoio la "notizia" e andare avanti, tanto poi, come è accaduto al Consiglio Comunale di Reggio, questi rapporti possono garantire una riconferma del consenso dei pochi elettori rimasti "affezionati" alle urne, perfino in concomitanza con eventi di cronaca che, in qualsiasi altra parte del mondo, avrebbero provocato una sonante e duratura sconfitta!

 

 

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