L’odio non e’ una categoria politica. L’amore non e’ una categoria politica. Ma non lo sono neanche l’inciucio o i caminetti. Governo e opposizione sono categorie politiche. Cosi' come lo sono la dialettica e la trasparenza delle scelte. In questo senso il Pd di questi giorni ha semplicemente dimenticato di fare politica per quanto ne vada dicendo Massimo D’Alema. Risolvere i guai giudiziari di Berlusconi non e’ fare politica. Perche’ fare politica significa assumere l’iniziativa, individuare le emergenze e avanzare le soluzioni. Interpretare la societa' e agire per migliorarla.

Un’emergenza reale, ad esempio, e’ il lavoro, con la crisi che morde le famiglie e centinaia di operai asserragliati sui tetti delle fabbriche. Lo e’ il welfare, con oltre un milione di persone senza accesso agli ammortizzatori sociali. Lo sono l’energia, l’ambiente, i diritti civili, la riforma del sistema elettorale, la scuola, la ricerca, l’immigrazione. Tutti temi su cui il Governo delle destre e’ clamorosamente assente o perniciosamente attivo. Lo potrebbe essere la riforma della giustizia, intesa come informatizzazione dei tribunali, copertura delle piante organiche, snellimento dei processi. Non certo come ricerca di lodi salvifici per il premier. Questioni su cui un partito che intende candidarsi alla guida del Paese dovrebbe avere posizioni nette e chiare. E su cui il Pd invece tace, incapace di elaborare una propria linea autonoma, univoca e in grado di aggregare consenso.

L’attivismo di D’Alema si e’ risolto per ora nell’indebolimento di Vendola in Puglia, uno dei pochi governatori veramente amati dalla nostra base e dalla sua gente. Nel silenzio piu’ assoluto sulla situazione in Campania e in Calabria, dove servirebbe un profondo rinnovamento della nostra classe dirigente. Nel probabile abbandono delle primarie nel Lazio. Nell’innaturale costruzione di un’alleanza con Micciche’ e Lombardo in Sicilia. Un vero capolavoro, non c’e’ che dire!

Verrebbe da chiedersi dove sia Bersani, non fosse che molti di noi lo sapevano gia’ dal giorno in cui si e’ chiuso il congresso che il buon Pigi non avrebbe mai avuto la forza di sganciarsi dalle truppe che ne hanno sostenuto l’elezione. Dunque, giusto che taccia. C’e’ gia’ il segretario ombra a occupare la scena. Non e’ proprio il caso di aggiungere confusione. Magari finisce che lo licenzia.

A guadagnare spazio finora e’ stato esclusivamente il centro. Se muore la politica e prevale la tattica, un centro mobile, attestato attorno al 10% e pronto ad allearsi di volta in volta in base alla convenienza elettorale del momento con la destra o la sinistra, e’ destinato a vincere sempre. Se il Pd abbandona la sua vocazione maggioritaria, se cancella le primarie dal suo Dna, se sceglie di amministrare l’esistente e non di trasformarlo, non potremo che morire democristiani. E sara’ sempre il Ciocchetti di turno a stabilire chi potremo candidare e chi no.

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