Università e ricerca scientifica

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Questo gruppo vuole essere un contributo per mettere in discussione gli aspetti politici del sistema università e ricerca.

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Attività più recente: 21 Apr 2013

Obiettivi del gruppo

Questo gruppo vuole essere un contributo per mettere in discussione gli aspetti politici del sistema università e ricerca. Credo infatti che una delle cose più deleterie del dibattito attuale è la banalizzazione del discorso sul piano del gossip concorsuale (quanti parenti in quante sedi) o del folclore (i corsi di benessere del cane domestico). Ora che in Italia c’è tanta gente che tiene famiglia è risaputo, la Confindustria elegge “figli di” , gli attori sono “figli di”, i doppiatori sono “figli di”, le farmacie e gli studi notarili si ereditano, e così via. Ma vogliamo ridurre il dibattito sulla ricerca scientifica e l’università all’araldica? No, quindi proviamo ad andare oltre.

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Commento da Giovanni su 16 Maggio 2009 a 9:22
Una bella analisi della riforma prossima ventura dell'Università di Gennaro Carotenuto, Riforma Gelmini dell'università in anteprima, r....
Commento da Giovanni su 2 Aprile 2009 a 20:35
Si è svolta martedì scorso, 31 marzo 2009, un'audizione delle
organizzazioni sindacali e delle associazioni della docenza presso la VII commissione istruzione del Senato. All'audizione, che il seguito dell'indagine conoscitiva sui problemi economici e finanziari delle università promossa dalla VII commissione, hanno partecipato i rappresentanti di
ADU, ADI, ANDU, APU, CISAL Universita', CISL Universita', CNU, CNRU, FLC CGIL, SUN, UIL PA-UR AFAM, UDU, UGL Universita' e ricerca.

Ecco il rsoconto della seduta. A mio parere, le cose dette dai parlamentari sono state piuttosto generiche. Le associazioni di categoria hanno fatto il loro dovere nel martellare su finanziamenti e precariato. Provando a selezionare, ho trovato molto interessante la notazione che il meccanismo attuale premia le universatà con molti precari perché risulta che spendono di meno in stipendi -- un fatto tecnico sulla contabilità del FFO e sulla definizione del PDL di cos'è "virtuoso" che rivela un pericoloso paradosso. Ho anche notato che solo l'UGL ha solleato il problema dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, un tema che andrebbe approfondito senza pregiudiziali. Che ne pensate?
Commento da Giuseppe su 2 Aprile 2009 a 17:14
A giorni verrà presentato il disegno di legge del governo di riordino e riforma dell' università e della docenza. Dovremmo sicuramente valutarlo in modo oggettivo e partire da lì per elaborare invece la nostra proposta alternativa
Commento da Giovanni su 2 Aprile 2009 a 17:06
Vincenzo, la tua proposta ha un'impostazione che io condivido: il "prodotto" delle università è il sapere veicolato dai cittadini -- gli studenti nello specifico. Il problema, per dirla in breve, è separare chi riceve i benefici ("le università") da chi decide le carriere degli studenti ("i docenti"). Voglio dire: sarebbe facilissimo fare un'università di eccellenza: basta dare 30 a tutti dopo mezza domanda. La cosa è meno difficile di quello che sembra, appunto basta che io docenti siano cosa completamente diversa dalle università, cioè che la loro carriera non sia sotto il ricatto: devi promuovere. Però a quel punto le università come fanno lavorare i docenti? Come li motivano se le carriere sono decise altrove e per altre ragioni? Questo è secondo me il nodo centrale della questione, e si lega strettamente quindi all'altra discussione in questo dipartimento sulle promozioni accademiche. Davvero non ho una buona idea su come mantenere questo disaccoppiamento di premi e di valutazioni che servono come base per stabilire i premi.
Commento da vincenzo su 31 Marzo 2009 a 11:47
Complessivamente l'Italia risulta fra i paesi che spendono meno in istruzione: la quota di spesa pubblica in educazione è al di sotto della spesa media degli altri paesi Ocse pari all'13,2%. In fatto di laureati e specializzati il Belpaese si colloca al di sotto della media di Cile e Messico, in una classifica impietosa che lo vede fanalino di coda assieme a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Istituiamo un Premio di eccellenza calcolato come restituzione del costo medio del tempo del corso di laurea legale – 2, 4, 5, 6 anni – e del tempo di specializzazione

100% del premio ai laureati dentro il tempo legale e con il massimo di voti, defalcato del 50% del costo di ogni anno in più per i laureati a pieni voti fuori corso.

Incentivo per i diplomati a pieni voti delle scuole superiori, per i corsi di laurea in matematica, fisica, chimica, biologia, ingegneria delle biotecnologie, dell’ambiente, e delle energie rinnovabili, attraverso l’apertura di un conto di merito con accredito immediato una tantum di 10.000 euro per i fuori sede e di 5.000 euro per i residenti, rinnovabile annualmente nel rispetto del piano di studi e del superamento degli esami di ogni annualità.

Il costo complessivo annuale è compreso ( calcolato per eccesso) dentro un range di 1,5 - 1,8 miliardi di euro
Commento da Giovanni su 26 Marzo 2009 a 16:40
Scusate la provocazione: sono per l'abolizione dei dibattiti sui concorsi. Sinceramente, i concorsi per posizioni ultraspecialistiche sostanzialmente riflettono la moralità del sistema, non delle regole del loro svolgimento, o della mancanza di regole con l'abolizione dei concorsi, o delle metaregole di premi e disincentivi. L'università deve avere un ruolo chiaro e chi guida l'università deve avere un obiettivo politico, un indirizzo. Nel farlo, qualunque siano le regole concorsuali, recluterà le presone più adatte al suo obiettivo maànche qualche amico/a, qualche parente, qualche commarella per non dire amante, nella misura in cui la moralità della società lo consente. Certo, andrebbe evitato, ma se perdiamo tempo e ci accaniamo sulle regole concorsuali manchiamo l'obiettivo primario per -- forse ma ho dei dubbi -- centrare quello secondario.
Commento da Alessio Galletti su 26 Marzo 2009 a 16:17
Condivido appieno!
Voglio però vedere che tipi di regole ci sono dietro a tutto questo, i famosi numeri di cui parlavo, altrimenti ho paura che si assisterà ad una perdita di risorse umane....
Commento da Giuseppe su 26 Marzo 2009 a 16:08
Sono per l'abolizione dei concorsi. Che sono stati la causa di tutte le degenerazioni e che non esistono solo in Italia. Il punto è valutare le università e dare i soldi alle Università esclusivamente in base alla classifica di merito. Fatto questo, le università avranno un interesse primario ad assumere solo in base al merito con chiamata diretta personale docente e non, perchè da questo dipenderebbe la loro capacità di avere finanziamenti.
Commento da Alessio Galletti su 26 Marzo 2009 a 11:43
Ciao,
Ieri sera mi sono messo a leggere con maggiore attenzione il file ed onestamente non si può non essere d'accordo, come dici tu si dice tutto ed il contrario di tutto.
Non saprei bene cosa pensarne, che l'università vada riformata in alcune sue parti lo sappiamo tutti, ma onestamente un documento di 24 pagine fatto solo di parole senza nemmeno un numero... bhe, mi sa un pò di presa in giro.
Certo, queste sono le linee guida ma nei fatti cosa succederà in concreto? questo documento rappresenta il "sogno" di riorganizzazione dell'università italiana?
Mi sembra un pò poco e certamente non risolve quei problemi effettivi e strutturali che la nostra università ha.
Sono molto perplesso, anche sulla "chiamata diretta di studiosi qualificati non ancora in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale".
Io a riguardo vorrei regole precise sulle quali basarsi da subito...
Un salutone
Alessio
Commento da Giovanni su 26 Marzo 2009 a 11:35
Ho letto il documento del MIUR, grazie Alessio per averlo postato. Francamente, tanto qui mica facciamo campagna elettorale: è un esempio di aria fritta che fa impallidire i peggio documenti consociativi del centrosinistra -- aridatece er puzzone! C'è tutto ed il contrario di tutto, dal federalismo augurato alla necessaria nazionalizzazione dei concorsi. Sui problemi spinosi ci si dedica appassionatamente al silenzio tombale. Ad esempio: ma il rettore chi lo nomina? che poteri ha? si dice che deve essere autorevole? Eccimancherebbe, ma come si fa? Si dice che il direttore generale deve essere di fiducia del rettore, ed è già così nella legge attuale per il direttore amministrativo ma non se ne è accorto nessuno. Un capolavoro poi è l'osservazione che i dipartimenti si possono organizzare in sezioni, anvedi che idea geniale ora sì che si metteranno a funzionare bene! Peccato che metà dei dipartimenti siano già organizzati in sezioni, chi glielo dice alla Gelmini? Propongo un esperimento sociale: mandare questo documento a tutti i liberisti che hanno tuonato contro l'indecisionismo della sinistra, dire che l'ha scritto un collaboratore di Mussi e contare quanti editoriali usciranno in prima pagina dal titolo pressapoco: "Grazie a Berlusconi abbiamo evitato questo ennesimo pasticcio."
 

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