Benvenuti nel wiki-programma !

sotto, scorrendo questa pagina, troverai una serie di idee che sono state esposte nel documento " Liberi dall'Emergenza, Idee per la Rinascita dell'Italia" che andranno a costituire uno dei 4 manifesti finali del documento programmatico per le primarie costruito con il contributo della base, elettori, simpatizzanti, militanti. 

In questa pagina si costruisce il manifesto su "Economia e Giustizia Sociale".

 

Se sei interessato a questi temi puoi contribuire con due modalità:

1) con una nuova idea su "Economia e Giustizia Sociale" non presente sotto ( primo livello) postandola nello spazio risposta subito sotto questa finestra. Metti un titolo alla tua idea. 

2) Puoi invece proporre variazioni, aggiunte e , soprattutto, proposte operative, anche legislative alle idee già postate. Per fare questo posta il tuo contributo sotto ciascuna idea nella finestra che si apre cliccando su "rispondi" sotto l'idea da te prescelta (secondo livello). Puoi anche proporre variazioni di terzo, quarto, etc etc livello, rispondendo sotto ciascun contributo a cui ritieni di aggiungere qualcosa.

 

Puoi aggiungere links, fotografie, files e video.

Prima di postare i tuoi contributi leggi il preambolo ai manifesti qui in modo che i tuoi contributi seguano la filosofia del documento programmatico

 

Leggi e partecipa alla costruzione degli altri manifesti programmatici:

-Diritti e Democrazia

-Europa e Democrazia

-Sviluppo, Sostenibilità ed Energia

 

 

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Risposte a questa discussione

Spendere meno e meglio

Oggi una forza politica seria non può esimersi dal porsi anche un'altra domanda, cioè come
organizzare una politica di sviluppo senza più contare sulla capacità di spesa pubblica di una volta. La crisi che colpisce tutti i Paesi, a partire dal nostro, è ormai un dato certo da anni: chi l’ha negata o nascosta è stato irresponsabile. Ora occorre lavorare in modo concreto per una nuova equità e coesione sociale.

Una politica nuova dovrebbe essere in grado di affrontare il tema della Giustizia anche nella prospettiva del miglioramento dell'efficienza del sistema economico. Qualche "suggestione" nata dalla mia esperienza professionale:

 

- nel programma andrebbe affermata l'idea che gli aggiustamenti al sistema attuale (carriere dei magistrati, poteri di autogoverno, introduzione di veri strumenti di verifica e meritocrazia, etc.) devono comunque accompagnarsi al potenziamento delle risorse umane (sia giudici, sia - soprattutto - il personale ausiliario). Direi "meno tribunali, più giudici e cancellieri". Non si può pensare di risolvere tutte le inefficienze e le lentezze del sistema solo tagliando o "informatizzando".

 

- forse occorrerebbe aprire una riflessione anche sull'effettiva autonomia e terzietà del sistema della giustizia amministrativa. Ad oggi (semplifico) 1/2 dei Consiglieri di Stato è cooptato selezionando altri magistrati amministrativi; 1/4 è in sostanza nominato dal Governo, e solo 1/4 accede per concorso... Se ne può parlare?

 

interessante, un tema importante per innovare e far avanzare l'Italia.

Stipendi ed equità
La coesione sociale passa anche attraverso una maggiore equità nelle realtà pubbliche, in cui il
dipendente più pagato non possa guadagnare più di 15 volte la somma percepita dal dipendente
meno pagato, con una parte dello stipendio legato alla produttività e alla capacità di raggiungere obiettivi che rendano amministrazione più efficiente.

Nel settore privato, dove non è auspicabile imporre tetti a stipendi per legge, pur tuttavia le identiche motivazioni di equità e coesione sociale, impongono che il dipendente più pagato non possa guadagnare più di 150 volte la somma percepita dal dipendente meno pagato:

questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con la previsione che in caso di superamento del limite l’impresa paghi un contributo per sostenere iniziative volte a tutelare le fasce più deboli. Per lo stesso motivo, occorre avere il coraggio di introdurre un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze: il contributo di chi ha la fortuna di avere molto di più non può più essere rinviato.

Nuovo valore al lavoro

Prioritario è il lavoro, che ha intanto bisogno di riconquistare il valore sociale sgretolatosi in questianni. Lavoro compresso e depresso nei paesi con gravi problemi economici quali l'Italia, e che ancora non rappresenta una materia di politica europea in termini diretti e sostanziali. Le lavoratricie i lavoratori dell'Unione possono girare liberamente e offrire la loro prestazione professionale in Spagna come in Olanda. Nonostante il riconoscimento giuridico, il lavoro circola poco. La libera circolazione delle persone e delle professionalità è però un mezzo decisivo a costruire “l'Europadegli europei”.

Non è allora più accettabile che ogni paese regoli il lavoro in maniera differente,
alimentando spesso una competizione -a scapito dei lavoratori- che dovremmo trasformare in
cooperazione e solidarietà. Per questo motivo risulta urgente l’introduzione dei livelli minimi di
salario garantiti a livello europeo, con la possibilità di modulare la proposta salariale sulla base delcosto della vita di ogni singola area.

Contro la precarietà

In Italia, tra le piaghe che affliggono il lavoro, vi sono la precarietà, la scarsa produttività e la
persistente difficoltà per le donne nel conciliare lavoro e famiglia. Sulla precarietà, se la crisi
è crisi dei redditi, ogni risparmio derivato dalla razionalizzazione dello Stato deve divenire
un investimento: il salario minimo sociale, sotto tale aspetto, è strumento per ridare impulso
all'economia e creare nuovi posti di lavoro. Nel frattempo, va diviso il lavoro che c'è, perchè i
giovani possano trovare più occasioni di inserimento e una maggiore continuità professionale.
Vanno previsti più servizi, bisogna investire in formazione e protezione sociale.
Allo stesso tempo, occorre che chi non è più giovane e si trova senza posto di lavoro, ma ha
acquisito una professionalità, sia messo in condizione di giocare da protagonista la partita del
lavoro: c’è bisogno di una politica di incentivi penetrante, per cui le aziende siano portate a
utilizzare i lavoratori con più esperienza nella veste di tutor dei giovani, perché possano acquisire professionalità in modo diretto.

La lotta alla precarietà fa parte di una lotta più ampia contro il tentativo di recuperare  competitività  attuata non grazie all'investimento e  all'innovazione ma solo attraverso strumenti che tendono alla riduzione complessiva del costo del lavoro.

Abbiamo invece bisogno dell'introduzione del contratto unico di lavoro a garanzia progressiva ( progetto Nerozzi) e di mobilità che consenta il passaggio della risorsa lavoro verso gli impieghi più produttivi realizzata con l'introduzione della migliore flexisecurity europea  accompagnata da adeguati ammortizzatori sociali della durata di almeno tre anni e dall’introduzione  in Italia del salario di cittadinanza per gli inoccupati e disoccupati.

Per spiegare in maniera più articolata il senso della proposta  ripoprto qui di seguito una sintesi del documento " Una proposta per il lavoro " del Circolo PD ON Line " A. Tonelli " Libertà è Partecipazione"

INIZIA:

UNA PROPOSTA PER IL LAVORO

Questo documento rappresenta un contributo del nostro circolo  al dibattito sul tema del lavoro.

Noi condividiamo l’impostazione ed i punti contenuti nei documenti elaborati  dal PD ma desideriamo  integrarli con alcune osservazioni che rappresentano i risultati del dibattito  svolto su questi temi all’interno del nostro circolo.

                                    *                      *                                  *

Il Mondo occidentale sta perdendo margini di competitività  ed un ridimensionamento complessivo del suo livello di benessere che lo costringerà a rimodellarsi rapidamente. All’interno di questo quadro il nostro Paese presenta ulteriori difficoltà specifiche che ne mettono in discussione le possibilità di crescita e quindi il pieno utilizzo della risorsa lavoro:1) Scarsa produttività.

2) Degrado morale e civile

3) Insufficienti infrastrutture ed inefficienza della pubblica amministrazione

4) Dipendenza energetica e alto costo relativo

5) Presenza di un forte divario nello sviluppo all’interno del territorio nazionale fra Sud e Nord.

6) Difficoltà ad utilizzare  la leva dell’investimento pubblico  per dare impulso all’economia ( data l’elevata incidenza del Debito Pubblico sul PIL)

7)Problema generazionale.

Le difficolta che incontriamo nella ripresa della crescita economica si traducono inevitabilmente in un basso tasso di occupazione  che diventa addirittura drammatico se osserviamo quello della sola popolazione giovanile ( ca il 28%). Ma le disfunzioni del nostro mercato del lavoro non sono riconducibili esclusivamente alla mancanza di crescita. Esiste infatti una forme evidente di dualismo che ne accentua l’inefficienza e penalizza in special modo le giovani generazioni:quello  esistente fra un mercato del lavoro degli occupati a tempo indeterminato e quello del lavoro cosiddetto precario.

In tal senso riteniamo che il progetto di Flexsecurity (1) del prof. Ichino, insieme agli altri disegni di legge presentati dal PD sulle limitazioni all’utilizzo del lavoro precario ed alla sua disincentivazione,  dia una prima risposta importante al problema tentando di rompere l’immobilismo che impedisce qualsiasi soluzione ..

Bisogna che sia data all’impresa pubblica e privata la possibilità del licenziamento economico ma altresì che venga  garantito al lavoratore in esubero e/o licenziato un percorso di reinserimento.

Questo progetto  descritto dal Prof Ichino nel programma Flexsecurity  prevede che per i successivi quattro anni le imprese che hanno messo in esubero il lavoratore  contribuiscano al suo ricollocamento  erogandogli la contribuzione che aveva al momento del licenziamento nella misura del 90% per il primo anno, dell’80% per il secondo anno,e del 70% per il terzo anno e del 60% per il quarto anno.

Desideriamo da parte nostra aggiungere  a questo progetto le seguenti proposte

a) La gestione non può essere affidata alle strutture pubbliche esistenti. Vanno create nuove agenzie che dipendano pariteticamente dai soggetti finanziatori: Imprese pubbliche e private( associazioni di categoria) e sindacati dei lavoratori.

b) Nel caso in cui il lavoratore dopo i quattro anni di contratto di ricollocamento non sia ancora riuscito a trovare un’occupazione deve essere previsto il suo passaggio  a carico della fiscalità generale con l’erogazione di un reddito di solidarietà attiva in cambio della prestazione di lavoro socialmente utile e la sua disponibilità a percorsi di formazione. Il lavoratore dovrà inoltre accettare qualsiasi offerta di lavoro pena l’immediata cessazione della prestazione del reddito. Per facilitare l’assunzione di questi lavoratori  che possiamo definire “ difficilmente collocabili” è possibile ipotizzare forme di incentivazione  tipo “ wage subsidy” già utilizzati ad esempio in Danimarca, a favore delle imprese che assumono  riducendo per 9 mesi il costo del nuovo lavoratore  in misura pari i all’importo del reddito di solidarietà attiva fino a quel momento goduto dal lavoratore

c) Il progetto di licenziamento economico e di ricollocamento deve riguardare sia il settore privato che quello pubblico

d) il lavoratore non potrà rinunciare all’offerta di lavoro presentatagli pena l’esclusione dal progetto di ricollocamento e l’interruzione di qualunque remunerazione.

e) Queste misure devono essere accompagnate dall'introduzione del contratto di lavoro unico previsto dai disegni di legge Ichino e altri e dalla riduzione drastica della possibilità di ricorso delle aziende al lavoro precario ( con l'innalzamento del costo dello stesso in modo da renderlo non conveniente rispetto all'ordinario

f) il lavoratore deve continuare a godere del  versamento dei contributi nella misura intera goduta all’atto del licenziamento e dell’utilizzo della  struttura sanitaria di base

g)Durante questo periodo il lavoratore ,pena esclusione dal programma,  oltre ad essere pienamente disponibile  ai percorsi di formazione aggiuntiva previsti e/o necessari per il suo ricollocamento, dovrà essere disponibile alla prestazione di lavori socialmente utili.

h) Per il finanziamento del progetto flexsecurity: è da prevedere un finanziamento ordinario che tutte le categorie di imprese e di lavoratori devono versare mensilmente ,. In seconda battuta è da prevedere un finanziamento straordinario pagato da  chi accede all'utilizzo del fondo.

.In caso di possibile default dell’impresa che ha effettuato il licenziamento il Fondo di gestione avrebbe la possibilità di supplire nel pagamento delle retribuzioni dei lavoratori in ricollocamento.

                        *                                  *                                  *

Riteniamo inoltre che oltre ad una politica del lavoro che assicuri l’obiettivo della flessibilità del mercato sia necessario combattere con fermezza tutele forme di illegalità presenti. Sosteniamo pertanto  l’inasprimento delle leggi sulla sicurezza del lavoro e le pene per chi utilizza lavoro nero o esercita pressioni illegali.

In ultimo desideriamo sottolineare come possa essere interessante studiare delle forme di flessibilità di uscita dell’anziano dal lavoro verso la pensione con forme  di part time che consentano risparmi sia all’INPS che alle imprese. Il lavoratore , da parte sua potrebbe avere una retribuzione uguale   in presenza della riduzione a ca. la metà dell’orario di lavoro.Questo progetto potrebbe riguardare tutta la fascia di persone che vanno dai 60 anni ai 70 anni di età .Il progetto dovrebbe essere su base volontaria e articolato in modo che al raggiungimento dei requisiti pensionabili il lavoratore possa scegliere sia di entrare in pensione  immediatamente sia di mantenere il lavoro in part-time senza  che l’azienda paghi ulteriori contributi . Il lavoratore potrebbe avere oltre che la riduzione dell’orario di lavoro anche un maggiore reddito rispetto a quello pensionistico determinato dalla retribuzione pagata dall’azienda rispetto alla metà della pensione. L’INPS si troverebbe a pagare metà della pensione maturata e l’azienda avrebbe il costo di una retribuzione part-time senza il pagamento dei contributi

                                    *                                  *                                  *

Gli aspetti considerati e le iniziative proposte non sembrano tuttavia sufficienti. La contraddizione fondamentale che rileviamo spesso nei nostri moderni sistemi economici è infatti l’incapacità del mercato di garantire il pieno incontro fra domanda e offerta di lavoro, con il risultato di costringere una parte della popolazione alla marginalità e alla mancanza di occupazione.

E’ per questo che è indispensabile che lo Stato metta in campo delle iniziative volte a garantire a tutti dei diritti universali: un salario di cittadinanza, un tetto, l’istruzione, la salute, la tutela complessiva dell’ambiente, la possibilità del reinserimento nel mondo del lavoro intervenendo direttamente in quanto le forze indipendenti del mercato non riescono ad assicurare tutto questo.

Si pone pertanto con urgenza la necessità di operare questi interventi:

- Accesso alle strutture pubbliche del lavoro per tutte le risorse marginali, disoccupate ed inoccupate in cambio di un reddito di solidarietà attiva, adeguatamente disciplinato.

-Avvio di un importante piano di edilizia pubblica e popolare

-Mantenimento della priorità della scuola pubblica su quella privata

-La istituzione di una Agenzia Nazionale per il collocamento nel mondo della produzione dei ricercatori provenienti dalle università e dagli istituti di ricerca.."

-Mantenimento dell’attuale struttura sanitaria nazionale

La copertura di questi provvedimenti deve passare attraverso un concreto processo di redistribuzione della ricchezza a favore delle classi popolari

Le gambe su cui cammina questo progetto sono già nelle piazze, ancora senza un’organizzazione politica unitaria: sono gli operai delle fabbriche in cassa integrazione, sono i lavoratori precari dello Stato e privati , sono i disoccupati, gli inoccupati, le donne, gli immigrati senza diritti  , sono le migliaia di giovani studenti che chiedono una formazione ed un futuro.

Forze che chiedono un progetto di sviluppo e di speranza

Si Può fare ….Si deve fare!

(1) http://www.pietroichino.it/?p=2511  progetto flexsecurity

(2) confronta sull’argomento:

a)   http://www.pietroichino.it/?p=6989  tabella sinottica di quattro disegni di legge presentati dal PD

b) http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=DDLPRES&leg=16&id...

Disegno di legge Treu, Passoni, Ichino ed altri

c) http://www.pietroichino.it/?p=7216 Disegno di legge Madia

d) Disegno di legge Nerozzi “Istituzione del contratto unico d'ingresso” (ispirata da Tito Boeri e Pietro Garibaldi)

http://www.pietroichino.it/?p=7306

FINISCE

Partecipare per produrre

Sulla produttività, male annoso, è sbagliato accanirsi sul versante del lavoro. La ricetta da proporre contiene quale ingrediente fondamentale la riforma della struttura del sistema produttivo, ad iniziare da quello industriale. In sintesi, dobbiamo imboccare la strada di una maggiore partecipazione dei lavoratori alla governance dell'impresa, avviandoci verso un modello di co-determinazione simile
all'esperienza tedesca. Da tempo è infatti nota la stretta relazione tra produttività e partecipazione attiva del lavoratore. Un'Italia che rinuncia o ritarda a battere questa via è un'Italia che avrà sempre meno chances di competere su un piano internazionale.

Liberalizzazioni e servizi

Dobbiamo avviare una nuova ondata di liberalizzazioni, con una lotta contro le corporazioni che da troppo tempo bloccano l’ascensore sociale. È quanto mai necessario, poi, rendersi conto del valore e delle potenzialità del settore dei servizi, che può ancora conoscere grandi margini di crescita ma ha bisogno di essere rilanciato, anche grazie alla modernizzazione delle infrastrutture. In questo modo, le eccellenze che l’Italia ha saputo creare potrebbero finalmente dimostrare su larga scala il loro valore e attirare gli investimenti degli attori economici oggi determinanti nel settore dei servizi.

Mi pare che tra i temi di discussione sia assente un "filone" relativo alla governance dell'economia... non vorrei che si trattasse di un lapsus freudiano... secondo me anche l'approccio liberale/liberista ai temi dell'economia non può prescindere da una riflessione sui meccanismi di controllo. Tanto più all'esito delle recenti crisi, spesso scaturite proprio dalla mancata previsione o tempestiva attivazione di strumenti di vigilanza sui mercati.

 

L'obiezione che "un singolo stato non può lottare da solo contro i mercati" non regge: il compito dello stato oggi (se ha ancora senso parlare di un patto sociale) è quello di agire da "arbitro" non più e non solo nel proprio mercato interno, ma anche sul piano transnazionale, operando di concerto con gli altri stati e utilizzando (o creando) i necessari strumenti di cooperazione.

 

Il programma politico deve pertanto possedere un respiro sovra-nazionale. Di quali interessi e di quali proposte saremo portatori in Europa?

 

Vogliamo un modello realmente concorrenziale, o un modello che è filo-liberista solo quando si parla di contratti di lavoro, mobilità e garanzie sociali, e che diviene improvvisamente statalista e interventista (quasi colbertiano) quando si parla di imprese in difficoltà, incentivi allo sviluppo, difesa del mercato interno? 

 

Colgo l'occasione anche qui per proporre alcuni punti che dovrebbero essere oggetto di riflessione condivisa all'interno di un partito progressista.

- tassa sulle transazioni finanziarie : un moderato prelievo atto a disincentivare la pura speculazione, i cui proventi siano magari destinati ad incentivare lo sviluppo o l'istruzione e la ricerca. Abbiamo una posizione comune? Se non l'abbiamo noi, difficilmente sarà possibile arrivare ad una proposta seria in sede europea, e tanto meno confrontarsi con USA, Cina...

 

- un ripensamento sull'attuale commistione tra esercizio del credito/impresa/mediazione finanziaria è possibile? Una volta sui manuali di economia si studiava che le banche non possono essere anche imprenditori, perché poi finiscono con il prestare soldi a sé stesse... o magari a finaziare il proprio debito vendendo fondi-spazzatura ai consumatori.

 

- una riflessione sull'utilizzo ancor oggi del PIL come misuratore del benessere (è dal '68 che lo diceva pure Bob Kennedy che occorre pensare nuovi strumenti...)

 

- venendo a "casa nostra": non sarebbe utile una revisione delle autorità cosiddette "indipendenti" (magari abolendo quelle più inutili, come quella sulle telecomunicazioni, che non è riuscita neppure a scalfire il duopolio rai-mediaset, e recentemente ci è costata anche la multa da parte della CEDU per la vicenda di Europa7).

Se devono esistere autorità di regolazione dei mercati, che siano almeno davvero indipendenti, che non vengano nominate dal Governo ma dal Parlamento, e che i membri restino in carica per periodi lunghissimi (ad es. 7 anni come il Presidente della Repubblica). Altrimenti eliminiamole, così si risparmia (vedi il caso della sacrosanta abolizione dell'ISVAP)

 

- infine, mi piacerebbe poter assistere ad un dibattito in cui si affronti in maniera non ideologica il tema della possibile (ed anzi, a mio avviso auspicabile) graduale eliminazione dei finanziamenti a fondo perduto alle imprese. Si sostituisca tutto con il credito d'imposta, così lo Stato - mal che vada - non ci rimette nulla.

La Legge 488/92 funziona? Può essere migliorata? Ha senso che lo Stato si avvalga di mediatori privati (gli istituti di credito) nel compimento delle istruttorie di finanziamento e nella vigilanza, quando poi questi soggetti sono lenti e inefficienti come e forse ancor più dell'Amministrazione pubblica?

 

Non dobbiamo credere che si tratti di temi astratti e lontani dal popolo... La complessità va spiegata e affrontata

 

 

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