Iniziata da Gabriele Maestri in Rubrica: Voci di dentro-interventi dal PD giovedì.
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L’IMPEGNO DELLA RICERCA E IL PD LAZIO CHE VORREI Dovessi spiegare la parola «ricerca», direi che è la combinazione di un approfondimento di quanto hanno fatto gli altri prima di te e l’inseguimento di propri obiettivi originali, un cocktail di conoscenza, competenza e creatività: bisogna essere stati istruiti su risultati metodi e strumenti base di un certo campo, avere un progetto, informarsi sullo “stato dell’arte” (i risultati piú recenti nella direzione specialistica del proprio progetto) e a questo punto mettere in campo proprie idee e intuizioni. L’equilibrio fra creatività e conoscenza, per le cosiddette scienze esatte, si raggiunge intorno ai 30 anni, quando si è appreso abbastanza da non trovarsi a “riscoprire” cose già scoperte, ma prima che la “troppa conoscenza” rischi di spegnere l’entusiasmo creativo; per altre discipline i tempi possono essere diversi, ma il concetto è lo stesso. Per la ricerca occorrono impegno, partecipazione, entusiasmo, protagonismo, messa in gioco di sé stessi, spirito dell’avventura: uno stile di vita opposto a quello delle couch potatoes, che passano la vita sul divano col telecomando in mano a commentare le imprese degli altri. Una volta progettata e abbracciata una buona impresa in cui si crede davvero, come mi hanno insegnato gli scout, l’impegno viene naturale. Questo vale anche nella ricerca: non importa se si deve partire, lasciare la propria città o addirittura l’Italia per realizzarla; conoscere nuovi mondi, anzi, aggiunge fascino all’impresa. Andare all’estero non dovrebbe spaventare: dovremmo preoccuparci semmai di far arrivare cervelli stranieri qui, per uno scambio equo che ci farebbe bene. Per inciso, subito dopo la laurea ho lavorato a lungo all’estero perché, insieme alla riforma universitaria del 1980, furono banditi concorsi riservati ai soli precari del precedente decennio…Continua